ELENA FERRARA

Un’indagine per favorire l’accesso dei minori alla cultura

Servono strategie e risorse adeguate per rendere accessibile il diritto alla cultura

“Azioni sinergiche in primo luogo tra Mibact e Miur, con piani strategici e risorse adeguate, sono il presupposto per rendere esigibili i diritti di accesso e di riappropriazione collettiva di un’identità culturale in grado di sostenere individui e comunità nell’affrontare la complessità della società contemporanea”. Lo afferma la senatrice Elena Ferrara, Pd, relatrice del documento conclusivo dell’indagine sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale.
“L’indagine – spiega la Senatrice Democratica – fa emergere quanto le competenze acquisite, nell’incontro attivo con i beni culturali e le arti performative, possono contribuire ad un armonico sviluppo psicofisico dell’individuo e, quindi, costituire prerequisito della vita democratica.  Vengono evidenziate le criticità di quella che ormai è definita povertà educativa, ma anche i progetti e le partnerschip in atto, nonché nuove normative e misure di intervento volte a favorire la reale esigibilità del diritto alla cultura da parte dei minori”.
Scopo del rapporto è individuare iniziative da indirizzare al Governo, a partire dalla necessità di acquisire i dati sul rapporto tra bambini e adolescenti con il patrimonio stesso approfondendo anche il ruolo e l’impegno che assolvono le famiglie, la scuola, le istituzioni, le associazioni e i new media.
“Le proposte finali – ricorda Ferrara – traggono spunto dai contributi dei soggetti che hanno un ruolo nella gestione, conservazione e promozione del patrimonio artistico e culturale nazionale, tra cui i rappresentanti dei sistemi museale e bibliotecario, dell’associazionismo culturale, nonché di esponenti del mondo accademico e delle arti performative”.
A pochi giorni dalla Dichiarazione di Firenze del G7 della cultura e dall’emanazione del decreto attuativo della legge 107/15 “Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e sul sostegno alla creatività”, il lavoro della Commissione Bicamerale assume anche un ulteriore valore in previsione delle progettualità da intraprendere per il 2018, anno europeo del patrimonio.

Nel corso della conferenza di restituzione del rapporto conclusiva dell’indagine conoscitiva ho voluto ospitare la testimonianza di Susanna Soncin (nella foto accanto), bibliotecaria nel comune di Galliate, referente territoriale e componente del coordinamento piemontese di Nati per Leggere. Un prezioso intervento su un’esperienza tar le più efficaci a livello nazionale in termini di coinvolgimento dei più giovani e accesso alla cultura.
“Nati per leggere – ha spiegato Susanna Soncin – è una rete in cui si condividono competenze, buone prassi ed esperienze per rispondere alla richiesta di cultura che viene dal territorio, migliorare il servizio ed assicurare un migliore accesso alla cultura a tutti”.
Se la presa in cura dei bambini della fascia 0-6 anni è il primo obiettivo del progetto, infatti, il lavoro di squadra ha consentito di ampliare il target. “Scuole, associazioni, ma anche medici pediatri e famiglie, tutti sono coinvolti in Nati per Leggere. I progetti devono abbracciarsi per proporre arte e cultura nell’humus del territorio”.

 

Guarda le slide riassuntive dell’indagine conoscitiva.

Guarda il video integrale del momento di restituzione della relazione conclusiva:

 

QUI DI SEGUITO LA SINTESI DELL’INDAGINE CONOSCITIVA:

Detrazioni fiscali per famiglie con figli impegnati in corsi di teatro, musica e danza, più servizi e facilitazioni per l’accesso a beni e prodotti culturali, monitoraggio sistematico della fruizione da parte dei minori, immediata ratifica della convenzione di Faro sul valore dell’eredità culturale per la società, valorizzazione delle reti territoriali come i circuiti teatrali e le orchestre giovanili, promozione dell’alternanza scuola-lavoro nel settore della cultura, rapida calendarizzazione dei progetti di legge per il potenziamento della lettura. Sono alcune delle proposte contenute nel documento conclusivo dell’indagine sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale, approvato dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e presentato l’11 aprile nella sala Zuccari del Senato.
Al netto delle oggettive difficoltà di monitorare il grado di partecipazione dei giovani e giovanissimi alla vita culturale (non sempre sono a disposizione strumenti adeguati), emerge un quadro in chiaroscuro. Un ruolo indubbiamente positivo hanno le tante iniziative, pubbliche e private, per incentivare i giovani a conoscere ed apprezzare il nostro patrimonio culturale: tra queste, a titolo d’esempio, i protocolli d’intesa tra ministero dei Beni culturali e ministero dell’Istruzione, le azioni previste nel piano nazionale per l’educazione al patrimonio culturale (in assenza peraltro di finanziamenti specifici) o il progetto “Apprendisti ciceroni” del FAI che stimola la partecipazione attiva dei più giovani. Tuttavia la povertà educativa è più che una minaccia per le giovani generazioni.
Secondo Save the Children (2015), nell’anno di rilevazione ben il 64% dei minori non ha svolto quattro tra le seguenti attività: assistere ad uno spettacolo teatrale o ad un concerto, visitare musei, siti archeologici o monumenti, praticare regolarmente attività sportive, leggere libri o utilizzare internet. Se nel sud e nelle isole la privazione culturale e ricreativa è più marcata, arrivando all’84% in Campania, nelle regioni del Nord riguarda comunque circa la metà dei minori considerati e, solo nelle province di Trento e Bolzano, scende al di sotto di tale soglia, rispettivamente al 49% e al 41%.
Bassi gli indici di lettura: tra i 6 e i 17 anni, come confermano diverse indagini, quasi la metà dei minori non ha letto alcun libro al di fuori di quelli scolastici e la tendenza è negativa, complici la crisi economica e la rapida diffusione delle tecnologie digitali. Inoltre, aggiunge Save the Children in un successivo rapporto, il tempo pieno – che favorisce lo svolgimento di attività quali la musica, lo sport, l’arte, la lettura e laboratoriali di vario genere – non è ancora previsto nel 68% delle classi della scuola primaria e nell’85% della secondaria. Nei consumi culturali vi sono ampi spazi di miglioramento per le arti performative: il 76,4 per cento dei ragazzi nella fascia tra i 6 e 17 anni è stato almeno una volta al cinema nell’anno precedente la rilevazione, ma circa il 27 per cento a teatro e il 5 per cento a concerti di musica classica o all’opera (Istat, 2016).

Il 2018 è stato proclamato “Anno europeo del patrimonio culturale”. Una scadenza che chiama in causa il governo e rende ancor più pregnanti i suggerimenti contenuti nel documento della commissione parlamentare. Occorre, conclude il testo, “far leva sulle grandi potenzialità della nostra Nazione” e mettere in campo “azioni di miglioramento” per continuare “ad offrire al mondo la nostra bellezza” e nutrire  allo stesso tempo, “attraverso la costante riappropriazione” del patrimonio, “un’identità sociale e culturale in grado di affrontare le sfide della società contemporanea”.