ELENA FERRARA

Il mio intervento in Aula sul decreto Bray


“Il decreto Bray risponde all’emergenza del mondo della cultura del nostro Paese, indicando una strada lodevole e virtuosa che può significare molto per tutto il sistema Italia”. E’ questo ciò che penso e che ho appena dichiarato nell’Aula del Senato, durante l’esame del decreto Bray.

Il provvedimento rappresenta una presa di coscienza significativa per un Paese che non guarda abbastanza al suo patrimonio storico, artistico e intellettuale. Perchè la cultura possa diventare un valore, anche economico, bisogna prima ‘fare cultura’, mettendo a sistema le arti con la formazione. Ben venga quindi il rapporto tra istituzioni scolastiche e dimensione culturale che questo decreto riprende in diversi punti. Diffondere l’insegnamento musicale nelle scuole porterebbe gli studenti a meglio comprendere la storia del nostro Paese, contribuendo alla formazione dei nostri ragazzi anche in termini sociali. Una sistematica formazione in musica, danza e teatro, che oggi in Italia non abbiamo strutturalmente a sistema, aprirebbe una prospettiva utile perche’ garantirebbe un pubblico acculturato, una fruizione critica e consapevole nella produzione artistica.

 

Condivido, a seguire, il testo del mio intervento e, al termine, gli emendamenti che ho firmato e presentato.

Signor Presidente, Onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo,

la giornata di oggi può significare molto per tutto il sistema Italia. Non a caso il decreto legge in discussione è denominato “Valore Cultura”. Quasi un invito, una presa di coscienza per un Paese che non guarda abbastanza al suo patrimonio, storico artistico e intellettuale, come perno e possibile modello di sviluppo. In tutto questo, Cultura e Bellezza hanno un ruolo fondamentale. Un principio che il Partito Democratico ha ben chiaro e che il Ministro Bray ha ben declinato definendo la cultura come “un bene comune di straordinaria ricchezza e complessità che, in tutte le sue diverse manifestazioni, deve essere protetto e potenziato”. Proprio oggi abbiamo ricordato la grande esponente della nostra tradizione teatrale Franca Rame. Lo dissi in un intervento nel giorno della sua scomparsa: il miglior modo per onorarla è intraprendere percorsi di valorizzazione del teatro nel nostro Paese.
Ebbene, perché la Cultura possa diventare un Valore, anche economico bisogna prima “Fare Cultura”, mettendo a sistema le arti con la formazione.

Ben venga, quindi il rapporto tra istituzioni scolastiche e dimensione culturale che questo Decreto riprende in diversi punti. Un legame, quello tra scuola e cultura, che trova simmetria con misure previste dal decreto approvato dal Consiglio dei Ministri “L’Istruzione riparte” volte ad agevolare progetti didattici nei musei e nei siti di interesse storico, culturale e archeologico e nelle fondazioni culturali. Una sensibilità che deve allargarsi ulteriormente alle stagioni concertistiche, del teatro d’opera, della prosa e della danza. L’accesso al “fare” e capire i linguaggi artistici attiene alla sfera dei diritti del cittadino italiano. Un cittadino acculturato, cioè che ha un percorso formativo adeguato e coerente garantisce la domanda di fruizione culturale e restituisce pienamente il senso dell’operazione che oggi discutiamo e cioè il sostegno alla produzione culturale ed artistica. Ricordo parlando di musica il progetto “Nati per la Musica” valido per percorsi formativi dall’infanzia fino alla media superiore.

Le disposizioni urgenti per il risanamento delle Fondazioni lirico-sinfoniche e il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza rispondono alla necessità di preservare e potenziare colonne portanti della nostra tradizione e della nostra identità e con questi, naturalmente, un insieme di professioni e professionisti e quindi occupazione specifica di settore. Una sistematica formazione in Musica, Danza e Teatro che oggi in Italia non abbiamo strutturalmente a sistema aprirebbe una prospettiva utile perchè garantisce un pubblico acculturato, una fruizione critica e consapevole nella produzione artistica.

In questo senso vanno letti gli emendamenti presentati in cui si invita il governo ad agevolare ulteriormente quelle associazioni culturali (realtà del terzo settore che da tempo di fatto sopperiscono alle carenze del nostro sistema formativo),

  • Nella partecipazione a bandi previsti dall’art. 6 privilegiando quelle che vantano già collaborazioni con istituti scolastici, tutelando le stesse da operazioni di subappalto che potrebbero presentare elementi di opacità e incrementando le riduzioni previste dal 10 al 30%
  • Allargando le esenzioni dai pagamenti dei diritti d’autore almeno per le rappresentazioni con pubblico inferiore a 200 presenze e re-introducendo anche per i settori della formazione artistica la defiscalizzazione per le spese fino a un importo di 500 euro, sostenute per l’iscrizione e la frequenza, dei minori, di corsi di formazione artistica dilettantistica musicale, teatrale e coreutica presso strutture riconosciute dalla Pubblica Amministrazione.

L’odg 100, che ci auguriamo venga accolto dal Governo, è specificatamente mirato alla formazione musicale e nel dispositivo recita “S’impegna il Governo ad adottare le iniziative necessarie a promuovere le attività formative in campo musicale e artistico svolte dalle istituzioni pubbliche e dalle associazioni del terzo settore, al fine di consentire a tutti la possibilità di acquisire una adeguata educazione musicale”.

Testo emendamento educazione musicale

Testo emendamento detrazione spese attività musicali

Testo OdG educazione musicale

Testo Emendamento associazioni di volontariato e diritti d’autore

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