Elena Ferrara

L’odio alimenta altro odio, il mio intervento sulle vittime di Dacca

Ferrara 2L’odio alimenta altro odio. Questa mattina sono intervenuta in Aula a Palazzo Madama, in seguito alla commemorazione delle vittime di Dacca, con riferimenti anche ai commenti apparsi sul profilo social di un consigliere comunale di Novara, già balzati alle cronache nazionali e all’omicidio di stampo razzista avvenuto a Fermo. Di seguito il testo del mio intervento, di cui è disponibile anche il video.

Signor Presidente, Onorevoli colleghe e colleghi,

oggi abbiamo avuto un confronto sull’informativa del Ministro Gentiloni in merito alla strage di Dacca, a cui ha fatto seguito un dibattito che ha incluso il gravissimo episodio avvenuto a Fermo, con l’uccisione di un giovane africano per mano di un assassino di casa nostra con evidenti moventi razzisti.

Ritengo che non tutti gli interventi siano andati nel senso della responsabilità istituzionale, che per me assume oggi un ruolo fondamentale a tutti i livelli: da quello parlamentare, fino al livello territoriale. Anche un Consigliere Comune è un pubblico ufficiale e rappresenta la collettività. Ora capirete il perché della mia focalizzazione locale, attraverso la lettura di una pubblicazione su un profilo facebook.

“Questa e una delle vittime di Dacca. Mesi fa dopo gli attentati di Parigi pubblicava orgogliosa la sua firma alla petizione su Change.org….. Il destino a volte è beffardo e ha voluto che fosse trucidata da dei ‘bastardi’ perche non sapeva i versetti del Corano…”.

Così il neo consigliere di maggioranza del Comune di Novara, Ivan De Grandis – di Fratelli d’Italia – commenta su Facebook la morte di un’italiana, per mano dei terroristi dell’Isis a Dacca. Adele Puglisi, dopo gli attentati di Parigi aveva sostenuto dal suo profilo Facebook la petizione contro il Direttore di Libero per la nota prima pagina del quotidiano “Libero” dal titolo “Bastardi Islamici”. Si parla di linguaggio d’odio, incitamento all’odio razziale. Un tema che riguarda da vicino i giornalisti, che coinvolge tutta l’agorà reale e virtuale e che investe tutti noi; un tema sul quale anche gli insegnanti vengono invocati nell’attivare processi educativi. Certo, da sole le agenzie educative non possono essere incisive se la battaglia non è comune.

La vicenda di Novara, ieri, è arrivata alle cronache nazionali suscitando sdegno e proteste. Da parlamentare novarese, anche in qualità di componente della Commissione Diritti Umani, ho stigmatizzato, tra l’altro senza neppure citare l’autore, questo modo di fare politica privo della minima responsabilità, del dovuto rispetto, ma anche di empatia, oltre che di buongusto. Avevo invitato il Sindaco neo Eletto, esponente della Lega Nord, a prendere le distanze dalle quelle dichiarazioni. Un appello rivolto da più parti, soprattutto da tantissimi novaresi che non si riconoscono in quelle parole scritte da un rappresentate istituzionale della comunità. Ebbene né il Sindaco, né tantomeno la Giunta, hanno affrontato l’argomento. Neppure un minuto di silenzio per le 9 vittime di Dacca, chiesto e ottenuto da una consigliera democratica. Il Primo cittadino si è limitato a qualche commento sui giornali locali di questa mattina, dove invitava De Grandis a chiedere scusa “se – queste le sue parole – ha urtato senza volerlo la sensibilità di qualcuno”. Non male per chi si è presentato ai cittadini come “il sindaco di tutti”!

Peggio, molto peggio di lui, il deputato novarese Gaetano Nastri, guarda caso dello stesso partito del consigliere De Grandis. Nastri, da autentico Onorevole, ha dichiarato che “le polemiche strumentali mancano di rispetto alla vittima più ancora del post contestato”. Un insulto senza mezzi termini a tutti, senza distinzioni, coloro che si sono permessi di eccepire.

Quello che succede in queste ore a Novara, care colleghe e colleghi, è sintomatico di quanto i nodi del populismo becero giungano presto al pettine. Giocare sulla protesta per emergere in campagna elettorale può certamente premiare, ma i risultati sono questi: creare un solco profondo tra il sentire comune e le istituzioni. Parliamo di valori, di identità, di umanità! Le vittime nel novarese sono arrivate nel 2003 con l’uccisione di Luciano Tadiotto. Poi a Tunisi lo scorso anno Franco Caldara, con la Città di Novara che si era riunita in una marcia di solidarietà assieme alla comunità islamica per dire no al terrorismo. Novara è la città che si è stretta attorno alla famiglia dalla dottoressa Rita Fossaceca, impegnata sul fronte umanitario in Kenya dalla parte dei bambini e barbaramente uccisa mentre difendeva la madre da un commando di rapinatori.

Questa è Novara, una comunità aperta, solidale, capace di guardare al futuro con fiducia e senza paura. Un patrimonio di speranza che oggi è messo a repentaglio da xenofobia, ignoranza e qualunquismo.

E’ nostra responsabilità reagire per impedire che episodi come questi siano banalizzati, nemmeno quando si usa il web! Certi messaggi non possono passare! E, dopo l’intervento di stamattina del capogruppo della Lega, acquista ancora più valore ricordare la scelta di Adele Puglisi, che si è opposta da cittadina libera al linguaggio d’odio che semina intolleranza.

Un odio preludio spesso di violenze inaudite. Per questo, proprio stamattina è importante che emerga forte e chiaro da questi banchi la piena solidarietà a tutte le vittime innocenti e alle loro famiglie. Adele, gli altri otto italiani di Dacca, ma anche Emmanuel, morto in Italia per mano dello stesso odio che ci fa scrivere sui giornali “Bastardi Islamici”.

Grazie,

Elena Ferrara – Senatrice della Repubblica

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