ELENA FERRARA

Testamento biologico: una legge di civiltà

Ci sono persone che si ritrovano in condizioni di grave sofferenza e che, lucidamente, vivono con estremo disagio lo stato di impotenza in cui versano. Credo che la decisione libera e consapevole di porre fine a tale sofferenza vada rispettata e garantita dalla legge.
Per questo l’approvazione, con 326 voti favorevoli e 37 contrari, alla Camera delle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” è prima di tutto un gesto di umanità su un tema complesso che investe fortemente le più intime emozioni e convinzioni. Il testo mette tutti nelle condizioni di scegliere se rifiutare o meno il trattamento sanitario indicato dal medico anche grazie alle disposizioni anticipate di trattamento che coinvolge fortemente e drammaticamente anche le famiglie dei malati.
Un tema che è stato affrontato, superando preconcetti e ricercando una condivisione attorno ai diritti di ciascuno e la dignità di tutti, e che ho fortemente sostenuto come componente dell’intergruppo sul testamento biologico.
Un importante passo avanti, dopo l’approvazione della legge sulle Unioni Civili, sul fronte dei diritti che deve ridare slancio all’azione del Governo e del Parlamento. Ius Soli, reato di tortura, contrasto all’omofobia e al cyberbullismo, tutela dei minori sono gli obiettivi che, invece, dobbiamo perseguire con forza e determinazione.
Le leggi sono certamente importanti perché indicano una direzione precisa da seguire, ma senza una profonda presa di coscienza collettiva non sarà possibile prendersi davvero cura di chi è reputato diverso e delle fasce meno tutelate. Ripartiamo dall’educazione, dalla conoscenza, dalla condivisione per creare uno scudo culturale capace di difendere i diritti di tutti.